Chi investe nei fondi comuni in Italia?
Fonte: Osservatorio Assogestioni
L’Osservatorio Assogestioni sui sottoscrittori di fondi comuni offre una fotografia molto interessante del mercato italiano.
Il primo dato è rilevante: in Italia si stimano circa 12,4 milioni di sottoscrittori di fondi comuni, pari a una partecipazione del 21%. Il patrimonio analizzato è ampio: il campione rappresenta circa 679 miliardi di euro, pari al 76% del mercato dei fondi detenuti direttamente.
Ma il dato più interessante non è solo “quanti” investono.
È come investono, chi investe e dove si concentra il patrimonio.
L’investimento medio in fondi è pari a circa 55.000 euro, ma la mediana si colloca tra 16.000 e 20.000 euro a seconda della tipologia di fondo. Questo significa che il mercato è molto concentrato: il quartile più alto dei sottoscrittori detiene circa tre quarti dell’investimento totale. Dal punto di vista anagrafico l’età media dei sottoscrittori è 61 anni. I Boomers rappresentano il 39% dei sottoscrittori, la Generazione X il 30%, mentre Millennials e Generazione Z insieme arrivano al 18%. Il patrimonio segue ancora di più questa dinamica: i Boomers detengono circa il 48% dell’investimento complessivo, mentre le generazioni più giovani appena il 7%.
C’è però un segnale interessante: nel 2025 circa 1,5 milioni di persone hanno investito per la prima volta in fondi comuni. Tra questi nuovi sottoscrittori, il 32% ha meno di 45 anni, contro il 18% del dato generale.
Quindi il mercato resta ancora molto maturo, ma una parte del ricambio generazionale sembra essere iniziata.
Sul piano geografico, il Nord continua a pesare molto: il 64% dei sottoscrittori risiede nel Nord Italia. Le regioni con maggiore partecipazione sono Emilia-Romagna, Piemonte, Lombardia, Liguria e Toscana.
Dal punto di vista dell’asset allocation, il quadro resta prudente: a livello complessivo prevalgono le obbligazioni, pari al 56%, seguite dalle azioni, pari al 38%.
Interessante anche la crescita delle modalità di investimento graduali: il 21% dei sottoscrittori investe esclusivamente tramite PAC, mentre sommando anche le forme miste PIC/PAC si arriva al 43%.
La fotografia finale è questa:
l’Italia ha un mercato dei fondi ampio, importante e patrimonialmente rilevante, ma ancora fortemente concentrato per età, ricchezza e area geografica.
E questo apre una domanda centrale: i fondi comuni sono davvero uno strumento che può valere i costi che vengono addebitati alle famiglie? Secondo il report annuale del centro studi di “S&P Dow Jones Indices”, la società che gestisce i maggiori indici americani di borsa, nel 2025 la maggioranza dei fondi azionari attivi domiciliati in Europa ha sottoperformato in 18 categorie su 21. Cosa vuol dire? che nel 90% dei casi pagare i costi per i fondi venduti dal consulente bancario non è stata una buona scelta per i propri risparmi, indipendentemente dall’ammontare investito.
Nei prossimi anni il tema non sarà solo “far investire di più”, ma aiutare più persone a costruire un percorso finanziario consapevole, coerente con i propri obiettivi e che usa strumenti efficienti.
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