Quanto devono durare i risparmi in pensione?

Anni attesi dopo l’uscita media dal mercato del lavoro, per uomini e donne, dati 2024. Fonte: OECD (2025), Pensions at a Glance 2025, figura 6.15, p. 205. © OECD 2025, CC BY 4.0. Figura originale, estratta senza modificare i dati. Le età di uscita differiscono tra Paesi. Report originale · Licenza · Grafico nel PDF.

Hai stimato quanto riceverai di pensione e quanto vorresti spendere ogni mese. La differenza ti sembra gestibile con i risparmi accumulati. Poi arriva il passaggio più delicato: per quanti anni dovranno coprirla?

Sottovalutare questa durata può rendere fragile anche un piano che, all’inizio, sembra sostenibile. Per chi si avvicina alla pensione, e per chi ha ancora molti anni di lavoro davanti, vale la pena verificare insieme tre elementi: le entrate previste, le spese da sostenere e il tempo durante il quale servirà un’integrazione.

Il confronto OCSE: in Italia oltre vent’anni dopo l’uscita dal lavoro

Il rapporto Pensions at a Glance 2025 dell’OCSE, pubblicato il 27 novembre 2025, offre un riferimento internazionale. Con dati del 2024, stima per l’Italia 20,7 anni per gli uomini e 25 anni per le donne dopo l’età media di uscita dal mercato del lavoro. La media OCSE è rispettivamente di 18,7 e 22,8 anni.

L’indicatore combina età media effettiva di uscita dal lavoro e speranza di vita residua, usando i tassi di mortalità del periodo. Uscire dal mercato del lavoro e iniziare a ricevere la pensione possono avvenire in momenti diversi. Inoltre, le differenze tra Paesi dipendono anche dall’età di uscita: il confronto riguarda entrambe le dimensioni. Grafico 6.15 e metodologia, pagine 204–205.

Per il bilancio familiare, questi dati aiutano a mettere a fuoco la scala del problema: l’integrazione delle entrate può accompagnare una parte molto lunga della vita.

Una media non è la scadenza del tuo piano

Nessuno può leggere quel 20,7 o quel 25 come il numero di anni che vivrà personalmente. Le condizioni individuali variano e una parte delle persone vivrà più a lungo della media. La stima OCSE, inoltre, utilizza la mortalità del periodo: non incorpora i futuri miglioramenti come farebbe una previsione riferita a una specifica generazione.

Nella pianificazione questo diventa un rischio concreto: esaurire troppo presto le risorse destinate a integrare le entrate. È il rischio di longevità, cioè la possibilità che il denaro debba durare più del previsto.

Per una coppia conta anche la situazione di chi rimarrà solo. Alcune spese potranno diminuire, altre resteranno; le entrate andranno verificate separatamente. Fare il piano soltanto sull’età del componente più anziano può lasciare scoperti anni importanti per l’altro.

Cinquecento euro al mese per venti o trent’anni

Facciamo un esempio puramente illustrativo. Immagina che alle entrate previste manchino 500 euro al mese, espressi nel potere d’acquisto di oggi, per sostenere le spese che hai stimato.

Sono 6.000 euro all’anno. Sommando queste integrazioni:

  • per 20 anni, il totale è 120.000 euro;

  • per 25 anni, è 150.000 euro;

  • per 30 anni, è 180.000 euro.

Dieci anni in più significano 60.000 euro aggiuntivi di spesa cumulata, a parità di potere d’acquisto.

Questi importi non indicano quanto capitale devi avere oggi. Sono una somma di spese future in euro di oggi, senza attualizzazione. Per stimare il capitale necessario occorre considerare quando avverranno i prelievi, i rendimenti incerti al netto di costi e imposte, l’inflazione e l’eventuale variazione delle entrate e delle spese. L’esempio serve solo a isolare l’effetto della durata.

Anche l’ipotesi di 500 euro costanti va controllata: assistenza, manutenzione della casa o sostegno a un familiare possono cambiare il fabbisogno. Un piano utile lascia spazio a questi scenari.

Un controllo pratico per chi investe in Italia

Puoi iniziare con un foglio diviso in quattro parti.

1. Le entrate previdenziali. Recupera l’estratto contributivo e una stima aggiornata della pensione. Per gli iscritti alle gestioni indicate dall’INPS, La mia pensione futura permette di verificare i contributi e simulare l’importo a moneta costante. La simulazione dipende dalle ipotesi e dalla normativa applicata. Se sei iscritto a una cassa professionale, verifica gli strumenti disponibili presso la tua cassa.

2. Le spese annuali. Parti dalle uscite effettive della famiglia, distinguendo quelle essenziali dai progetti e dalle spese occasionali. Confronta entrate e uscite su base annua e al netto delle imposte: così eviti errori legati al diverso numero di mensilità o al confronto tra pensione lorda e spesa netta. Mantieni coerente anche il potere d’acquisto usato nelle stime.

3. Le risorse utilizzabili. Separa ciò che potrà finanziare i prelievi dai beni destinati ad altri obiettivi. La casa in cui vivi e il valore della tua attività professionale o imprenditoriale richiedono decisioni e tempi specifici per trasformarsi in denaro disponibile. È una distinzione che approfondisco anche nell’articolo su patrimonio e risorse disponibili delle famiglie italiane.

4. La durata e gli imprevisti. Verifica come cambia il piano se l’integrazione serve per più anni, se una spesa aumenta o se le entrate familiari si riducono. Valuta anche cosa accadrebbe se dovessi prelevare durante un periodo sfavorevole dei mercati: il prezzo a cui vendi le attività può modificare le risorse che restano per gli anni successivi.

Il risultato di questo esercizio sarà una prima misura del fabbisogno e delle ipotesi da verificare. Aggiornala quando cambiano lavoro, famiglia, patrimonio o prospettive previdenziali.

Collegare la pensione al resto del patrimonio

Un’integrazione sostenibile richiede che tempi delle spese, entrate e risorse disponibili siano coerenti. La scelta degli strumenti arriva dentro questo lavoro di pianificazione e dipende dalla situazione personale.

Se vuoi capire come collegare la pensione attesa ai risparmi e agli investimenti che hai già, puoi prenotare una chiamata conoscitiva. Possiamo partire dal tuo bilancio familiare e dagli obiettivi che vuoi sostenere nel tempo.

Contenuto informativo ed educativo. I dati statistici e gli esempi non costituiscono una previsione personale né una raccomandazione d’investimento.

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